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Potenza, 27 maggio 2013


La conta dei carboidrati

- In accordo con Standard Nazionali per la cura del Diabete Mellito, un buon controllo glicemico può essere ottenuto non solo attraverso l’auto-monitoraggio e il controllo periodico dell’HbA1c, ma anche attraverso un corretto regime nutrizionale.

- La terapia medica nutrizionale (TMN) è parte integrante della cura del diabete e del percorso educativo all’autogestione del Diabete.
- La TMN dispensata da dietisti certificati produce una riduzione dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) e, quindi, un miglioramento del controllo della glicemia dell’1.0% nei soggetti con diabete di tipo 1, del 2.0% nei soggetti con diabete di tipo 2 di nuova diagnosi e dell’1.0% nei soggetti con diabete di tipo 2 con una durata media di 4 anni.
- La TMN nel diabete non influenza solo il controllo glicemico, ma anche altri aspetti metabolici, quali la dislipidemia e l’ipertensione, che rappresentano fattori di rischio maggiori per la malattia cardiovascolare che non raramente si associa al diabete stesso

E quindi se:
- la dieta è importante,
- i consigli alimentari devono essere facili da seguire e rispettosi delle abitudini e tradizioni, ma anche dei gusti dei pazienti.
- il paziente deve gestire il più autonomamente possibile la propria terapia e la propria dieta.

Come posso fare?
La quantità totale di carboidrati (CHO) assunti con il pasto è l’elemento nutrizionale che ha un maggior impatto sull’aumento della glicemia post-prandiale. Dunque, il monitoraggio dei CHO assunti, attraverso lo scambio o la conta dei CHO, può essere una strategia chiave del miglioramento del controllo metabolico.
Il più importante studio fino ad oggi condotto sul diabete di tipo 1 (DCCT) ha dimostrato come comportamenti dietetici specifici possano produrre una riduzione dell’HbA1c.
In tale studio la gestione della dieta consisteva in raccomandazioni su come variare il dosaggio dell’insulina al variare dell’assunzione di cibo. Infatti, esiste una forte correlazione tra dose di insulina e contenuto di carboidrati nel pasto.
Un successivo studio (DAFNE), ha documentato che un percorso educativo adeguato per mantenere il controllo glicemico, aumentando la libertà nella scelta dei cibi, può essere efficace nel migliorare la flessibilità dietetica, la qualità della vita e il controllo glicemico.
In passato l’atteggiamento dietetico più diffuso nei confronti delle persone con diabete di tipo 1 era la richiesta di rispettare tutti i giorni la stessa alimentazione, agli stessi orari, con le stesse dosi di insulina.
Ovvio come sia impossibile per chiunque rispettare norme così limitative e restrittive ed è per questo che con la conta dei carboidrati si vuole concedere al paziente la libertà di scegliere i cibi, nel rispetto dei principi di una sana alimentazione, ma anche dei suoi gusti e delle tradizioni alimentari.
Per poter giungere a tale risultato il paziente deve però imparare a modificare la propria dose di insulina in funzione del cibo che assume. L’elemento che il paziente deve imparare a stimare, per poter poi identificare la giusta dose di insulina, corrisponde al quantitativo totale di zuccheri contenuti nel cibo.
La complessità di tale approccio educativo può rappresentare un ostacolo per molti pazienti limitando la possibilità di un ampio ricorso alla conta dei carboidrati come efficace strumento di auto-gestione del diabete.
L’uso delle tecnologie avanzate e della telemedicina può rappresentare un importante strumento per aiutare i pazienti a identificare la dose più appropriata di insulina in base alla quantità di carboidrati ingeriti, evitando l’uso di calcoli complessi.

La conta dei CHO è un approccio dietetico per le persone con diabete di Tipo 2?
Oggi i dati di letteratura disponibili sostengono la conta dei CHO, come descritta dal 1° al 3° livello, solo nelle persone con diabete di Tipo 1.
Nelle persone con diabete di Tipo 2 si preferisce limitarsi alla introduzione delle nozioni presenti nel primo livello e si preferisce informare ed educare i pazienti su altri aspetti della terapia medica nutrizionale, ovvero sul contenuto di grassi degli alimenti, sul concetto di indice glicemico ed infine ma forse il più importante sul contenuto calorico dei singoli cibi

Il paziente deve essere educato ai seguenti aspetti:
- Conoscenza dei cibi che contengono carboidrati
- Valutazione del peso dei cibi e delle porzioni
- Stima della corretta dose di insulina pre-prandiale in accordo ad uno specifico ed individuale rapporto insulina/CHO.

Sono state individuate tre fasi di educazione alla “conta dei carboidrati” sulla base di livelli crescenti di complessità:
- Livello 1, o basilare, introduce ai pazienti il concetto di “carboidrati” e di “CHO counting”
- Livello 2, o intermedio, si focalizza sul rapporto tra cibo, farmaci per il diabete, attività fisica e livelli di glicemia, e introduce gli step necessari per gestire queste variabili sulla base dei livelli glicemici
- Livello 3, o avanzato, è disegnato per insegnare ai pazienti con diabete di tipo 1 che utilizzano iniezioni multiple di insulina o microinfusori come dosare l’insulina rapida in base

Paolo Di Bartolo
Unità Operativa di Diabetologia
Dip di Malattie
Digestive e Metaboliche.
AUSL Prov di Ravenna

da Novo Diabete

fonte Portale Diabete



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