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Potenza, 08 maggio 2015


Comunicato stampa di Gianfranco Palese (Componente del Direttivo ALAD-FAND Basilicata)

Mentre da un lato apprendo con soddisfazione che la Regione Basilicata, con delibera N° 603 del 5 maggio 2015, ha corretto l’errore o, meglio, il disguido nato da una errata interpretazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), inserendo i microinfusori tra i presidi EXTRA LEA e, pertanto assoggettati ad una onerosa disciplina non compatibile con la Legge 115/87, ed in particolare l’art. 3: “Al fine di migliorare le modalità di diagnosi e cura, le regioni, tramite le unità sanitarie locali, provvedono a fornire gratuitamente ai cittadini diabetici, oltre ai presidi diagnostici e terapeutici, di cui al decreto del Ministro della sanità dell’8 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 febbraio 1982, anche altri eventuali presidi sanitari ritenuti idonei, allorquando vi sia una specifica prescrizione e sia garantito il diretto controllo dei servizi di diabetologia. Dall’altro non capisco come mai, la Regione Basilicata, prima regione ad avere recepito il “Manifesto dei diritti della persona con diabete” e, ancora prima, a recepire il “Piano sulla malattia diabetica”, abbia potuto commettere un errore del genere. Il mio invito, come paziente diabetico, è quello di invitare i rappresentanti delle Istituzioni a fare cultura attorno alla malattia diabetica anche perché all’interno del piano sono contenuti argomenti che vanno dall’uso delle tecnologie appropriate per la gestione della patologia, dai campi scuola dedicati ai bambini e adolescenti con diabete di tipo1 e loro famiglie, all’inserimento del bambino nel contesto scolastico, sportivo e sociale. Questi argomenti, ce lo auguriamo, possano essere presto presi in esame dalle Istituzioni e condivise con l’Associazione di pazienti diabetici e loro famiglie e centri di diabetologia sparsi su tutto il territorio di Basilicata.

Vorrei terminare dicendo ancora qualcosa sul microinfusore, di cui io stesso ne sono portatore e, per nessuna ragione al mondo, ritornerei alla multiniettiva. Uno studio condotto dalla università di Goteborg afferma che la terapia eseguita con il microinfusore “batte” quella multiniettiva e si è visto che: vi è una riduzione del 29% della mortalità per tutte le cause, e il 43% di probabilità in meno di sviluppare una malattia cardiovascolare fatale. Questo studio è stato presentato a Vienna, in occasione del 50esimo congresso dei diabetologi europei dell’Easd ed ha riguardato un campione di 18 mila pazienti con diabete di tipo 1. L’impiego del microinfusore, che ormai è entrato nella pratica quotidiana di un gran numero di pazienti affetti da diabete di tipo 1, consente maggiore flessibilità nelle scelte alimentari. L’utilizzo ottimale del microinfusore prevede che il paziente conosca bene quanti carboidrati contengono i suoi pasti, in quanto i carboidrati assunti con gli alimenti sono i principali responsabili dell’aumento della glicemia postaprandiale. Conoscere i carboidrati degli alimenti consente di somministrare con maggiore precisione la quantità di insulina necessaria a “metabolizzare” i carboidrati presenti in un pasto, in una bibita, in uno spuntino. Questo è solo un aspetto dell’uso APPROPRIATO del micro. Ve ne sono altri riferiti alla conta dei carboidrati; ai boli insulinici da utilizzare a seconda del pasto che si intende consumare: bolo standard, bolo prolungato e bolo multiwave; oppure utilizzare il PBT (Profilo Basale Temporaneo) che consente al diabetico di aumentare o diminuire la propria basale in concomitanza di attività fisica o malattie intercorrenti. Per me questo, è un investimento in buona salute!

Gianfranco Palese
paziente diabetico di tipo1
Componente Direttivo ALAD-FAND Basilicata



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